ieri domani
 

Mentre giro il chucchianino nella tazzulella di caffè bollente preparata a scapito del clima e di questi giorni, che manco sulla linea dell'equatore, rifletto sul chi me lo ha fatto fare. In generale credo che ognuno subisca le conseguenze del cambio climatico e governativo, ma un ondata di disgusto verso il genere umano, me compresa, mi investe in questi giorni. Mentre qui a Roma e più in generale in tutta Italia, tutti giocano a chi è più cattivo, a chi la pensa peggio, a chi botte oppure dispari, a chi finalmentelopossiamodistiimmigratic'hannorottoil cazzo. Io mi sollevo, pupazza al collo, e mi domando perchè e in che modo scelgo ancora di fidarmi delle persone, quelle che scappano con il malloppo e con l'amicizia, quelle che scappano con gloriosi fidanzamenti immuni da vecchi parentami, chi fugge con promesse mai viste e varie ed eventuali. Dovrei sinceramente riflettere sulle clausule dei miei affidamenti. Prendere un moschetto in mano, scegliere un governo di destra per la mia anima, sottoporre tutti a contratti vessatori in caso di abbandono. Ma ancora una volta, assaporando il mio caffè profumato, rifugiandomi nelle ascella senza dubbio sudata di mio marito senza remora alcuna, soppesando i fuggiti e non tornati i fuggiti e tornati, i restati che hanno perdonato me da ogni ipotesi di fuga, aggiungendo ogni pane pasta e delizia del piacere di fidarsi, credo ancora che abbia senso disgustarsi per il veleno del cattivo, la rabbia e il senso di insicurezza che devasta questi nostri mesi appiccicaticci, il moto inverso che libera ognuno dal doversi compromettere con un altro, fregatura inclusa.



 

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