ieri
 

Evidentemente, l'esperienza di una seconda maturità devi avermi maturato. Sto qui che penso al mio futuro futuribile.
Tutte le mie compagne di classe, maestrine appena fatte, belle, magre e innocenti si domandavano per nulla attratte dall'università che cosa farne di quel domani lungamente atteso nei banchetti di scuola. Se lo domandavano così, come può domandarselo uno a diciannove anni con mille opzioni davanti e i genitori amorevoli a casa.
E io che sono di quasi un decennio più grande di loro, me lo domando senza il sollievo di quelle giornate di nulla fino a settembre inoltrato.
Me lo domando fra i mille impegni improrogabili di queste giornate di luglio, mentre aspetto con la bava alla bocca la mia vacanza.
Me lo domando mentre sto con i braccioli e ciambella, senza serietà e soprattutto impossibilitata a fare progetti senza ansie.
Che la mia vita sembra un piccolo tetris di incastri che dovrebbero incastrarsi e se si incastrano allora... Allora, siccome ho imparato a credere in un mistero folle che circonda il mio destino e che dopo dieci anni mi riporta su gradoni di marmo della scuola ad attendere un'interrogazione di latino, mi rimetto alla volontà fatale e aspetto il verdetto con in mano un buon libro e adosso il costumino degli ultimi saldi.
Maturamente ne ho abbastanza: farsi domande è di per sè un gesto di colta intelligenza, farsene troppe di vigliacca pedenateria verso la mia vita.


 

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